Cicli e ricicli
Le primarie piacciono al Pdl, ma non subito e nella legge elettorale
Il Foglio ha lanciato una proposta: primarie del Pdl ad ottobre, con Silvio Berlusconi candidato alla presidenza del partito. Ma l’occasione di rilancio della leadership, lo strumento che offrirebbe al Cav. la possibilità di ungersi nel consenso dopo il bagno delle elezioni amministrative non convince molti dirigenti del Pdl e forse nemmeno Berlusconi. A un premier eccessivamente ottimista in superficie, ma pensoso nelle occasioni più private, corrisponde un personale politico che giudica prematura la scelta della leadership per il 2013 anticipata già a ottobre di quest’anno.
16 AGO 20

Il Foglio ha lanciato una proposta: primarie del Pdl ad ottobre, con Silvio Berlusconi candidato alla presidenza del partito. Ma l’occasione di rilancio della leadership, lo strumento che offrirebbe al Cav. la possibilità di ungersi nel consenso dopo il bagno delle elezioni amministrative non convince molti dirigenti del Pdl e forse nemmeno Berlusconi. A un premier eccessivamente ottimista in superficie, ma pensoso nelle occasioni più private, corrisponde un personale politico che giudica prematura la scelta della leadership per il 2013 anticipata già a ottobre di quest’anno; una mossa che, dicono, offre persino dei rischi di autolesionismo. Eppure le primarie piacciono nel Pdl, sembrano imporsi come strumento da inserire in una riforma della legge elettorale di cui si discute. Un progetto di legge potrebbe essere presentato dal Pdl in Senato la prossima settimana, e il meccanismo mutuato dall’esperienza del Pd soddisfa Roberto Formigoni, Gianni Alemanno, Gaetano Quagliariello e persino – pare – il presidente del Consiglio. Ma finché non saranno chiare le intenzioni di Berlusconi – “sicuri che abbia già deciso di ricandidarsi?”, è la suggestione che viene suggerita al Foglio – e finché il governo non si sarà sollevato un po’ dalla palude con o senza l’aiuto di Giulio Tremonti, molti dirigenti ritengono che la questione della leadership non vada sciolta. Punto.
Nel Pdl si comincia a parlare di legge elettorale, un po’ per scongiurare l’evanescente abbraccio tra la Lega e il Pd su questo tema e un po’ con l’idea che un nuovo sistema di voto porti con sé la soluzione al problema della leadership. Berlusconi ha annunciato a breve una serie di riunioni sull’argomento. Ma già si confrontano due linee: quella di chi non vuole rinunciare all’impianto bipolare e al sistema delle coalizioni che si aggregano prima del voto; e quella di chi immagina un patteggiamento con la Lega e l’Udc, un ritorno al proporzionale che garantirebbe al Pdl di restare comunque vada una forza “centrale”. Ma in un nuovo ciclo politico, fatto di coalizioni post elettorali.
Nel Pdl si comincia a parlare di legge elettorale, un po’ per scongiurare l’evanescente abbraccio tra la Lega e il Pd su questo tema e un po’ con l’idea che un nuovo sistema di voto porti con sé la soluzione al problema della leadership. Berlusconi ha annunciato a breve una serie di riunioni sull’argomento. Ma già si confrontano due linee: quella di chi non vuole rinunciare all’impianto bipolare e al sistema delle coalizioni che si aggregano prima del voto; e quella di chi immagina un patteggiamento con la Lega e l’Udc, un ritorno al proporzionale che garantirebbe al Pdl di restare comunque vada una forza “centrale”. Ma in un nuovo ciclo politico, fatto di coalizioni post elettorali.
Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, è tra i temporeggiatori che a Berlusconi suggeriscono di non intraprendere – almeno non senza una forte contropartita politica (sulla giustizia) – la via di una riforma del sistema di voto che aprirebbe a pericolose convergenze tra Lega e Pd. “Sai come inizi, non sai come finisci”. Una posizione cauta, attendista, che fa proseliti nel partito. Eppure nel Pdl sono stati già scritti almeno tre progetti di legge: i primi due si assomigliano, sono bipolaristi. Il terzo ridisegna invece il paesaggio politico, archivia la Seconda Repubblica delle coalizioni che si condensano e alleano prima di presentarsi al giudizio degli elettori.
Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo in Senato, ha nel cassetto un testo che prevede le primarie per legge, collegi più piccoli degli attuali e un premio di maggioranza sia al Senato sia alla Camera. Un testo che conserva, persino fortifica, l’impianto bipolare e che piace agli ex An area alemanniana, i quali ne hanno preparato un altro, che mantiene tuttavia la stessa filosofia: primarie per legge e ritorno al mattarellum. Si tratta dei due piani compatibili che il Pdl sta coltivando. Ma c’è n’è anche un terzo, che piace all’area “amministrativista” del partito, e che cerca interlocutori nei settori dalemiani del Pd e nell’Udc di Pier Ferdinando Casini. L’idea di fondo è che “alle prossime elezioni sarà durissimo vincere”. Come cavarsela trovando contemporaneamente delle sponde nell’opposizione? Risposta: Accettando un ritorno al proporzionale. Il Pdl, con o senza Berlusconi, sarebbe una forza capace di navigare intorno al 32-33 per cento e di sopravvivere così, mantenendo la propria centralità ma in un Parlamento costituito da alleanze variabili tra partiti. La nomina di Angelino Alfano a segretario nasce come un tentativo di evitare un effetto da “rompete le righe” nel Pdl. Mentre il rilancio dell’iniziativa di governo, con il piano per il fisco, si complica, perché le obiezioni tecniche di Tremonti hanno fatto un po’ breccia nella Lega e persino nel Pdl (da Raffaele Fitto a Maurizio Gasparri). Resta la riforma elettorale, con il rischio di archiviare la conquista introdotta da Berlusconi nella politica italiana: il bipolarismo.
Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo in Senato, ha nel cassetto un testo che prevede le primarie per legge, collegi più piccoli degli attuali e un premio di maggioranza sia al Senato sia alla Camera. Un testo che conserva, persino fortifica, l’impianto bipolare e che piace agli ex An area alemanniana, i quali ne hanno preparato un altro, che mantiene tuttavia la stessa filosofia: primarie per legge e ritorno al mattarellum. Si tratta dei due piani compatibili che il Pdl sta coltivando. Ma c’è n’è anche un terzo, che piace all’area “amministrativista” del partito, e che cerca interlocutori nei settori dalemiani del Pd e nell’Udc di Pier Ferdinando Casini. L’idea di fondo è che “alle prossime elezioni sarà durissimo vincere”. Come cavarsela trovando contemporaneamente delle sponde nell’opposizione? Risposta: Accettando un ritorno al proporzionale. Il Pdl, con o senza Berlusconi, sarebbe una forza capace di navigare intorno al 32-33 per cento e di sopravvivere così, mantenendo la propria centralità ma in un Parlamento costituito da alleanze variabili tra partiti. La nomina di Angelino Alfano a segretario nasce come un tentativo di evitare un effetto da “rompete le righe” nel Pdl. Mentre il rilancio dell’iniziativa di governo, con il piano per il fisco, si complica, perché le obiezioni tecniche di Tremonti hanno fatto un po’ breccia nella Lega e persino nel Pdl (da Raffaele Fitto a Maurizio Gasparri). Resta la riforma elettorale, con il rischio di archiviare la conquista introdotta da Berlusconi nella politica italiana: il bipolarismo.